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Cittadina in posizione stupenda (vi è mite il clima), Nicotera contende alla vicina Rosarno l'essere stata, nel sito primiero, la greca Medama, nome che mutò nell'attuale e che troviamo riportato nell'Itinerario di Antonino Pio. 
Per scampare alle incursioni saracene, nel sec. IX gli abitanti abbandonarono l'antica sede e sul luogo scelto come nuova residenza costruirono l'odierno abitato avendo il conforto e la generosità di Roberto il Guiscardo, che lo fortificò.
Dopo essere stata di Ruggiero di Lauria, che le dette un porto, passò sotto il dominio degli Angioini, poi fu dei Ruffo e dei Marzano, quindi della famiglia di Gennaro e infine, fino all'eversione della feudalità, ancora dei Ruffo. Nel 1638 e nel 1760 dovette subire l'assalto e il saccheggio da parte dei pirati turchi.
Sotto gli svevi-angioini fu fornita di un castello il quale, rovinato, venne ricostruito per il conte di Sinopoli, Falcone Antonio Ruffo, da Ermengildo Sintes nel 1763. Lo stesso Sintes provvide a riedificare la Cattedrale.
Il caratteristico abitato della vecchia Nicotera è in leggero pendìo su una sorta di terrazzo con ampia veduta del Golfo di Gioia Tauro. Il tessuto urbano conserva intatte le caratteristiche del vecchio centro, fatte di un intreccio di strade e stradette che di tanto in tanto sfociano in slarghi, piazzette su cui s'affacciano case, casupole, palazzetti nobiliari o borghesi, grigi, adorni di balconi in ferro battuto. Quà un sottopassaggio, là una scala porta dal castello alla Cattedrale.
Nicotera ha la frazione Marina, che durante la stagione estiva richiama migliaia di villeggianti attratti dall'arenile ampio accanto ad un mare pulito e bianco di fine sabbia, che frange le onde su scogli neri, delizio aegli amanti della pesca, che qui è abbondante specie di aguglie. Il villaggio è reso ridente da piante ornamentali e da abbondanza di fichi d'india.
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